Parrocchia Beata Vergine Assunta

San Giorgio su Legnano

Buon Natale e felice 2019!

Don Antonio, don Andrea e le suore augurano a tutti

Buon Natale e un felice 2019!

Trovate di seguito l’omelia di Natale di don Andrea.

Dovete sapere che nel mio Presepe c’è una bambina che si chiama Giorgia.
Giorgia cammina come tutti gli altri, ma lei va in una direzione diversa; tutti camminano verso il bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia, invece Giorgia va nella direzione opposta.
Quando mi avvicino al mio Presepe e vedo Giorgia che va nella direzione opposta inizio a parlarle, a dirle: Giorgia ma non ti accorgi che Gesù è dall’altra parte? Giorgia ma dove stai andando? Giorgia perché non mi ascolti?

Poi, i giorni scorsi, guardando meglio Giorgia ho notato una cosa che la distingueva dagli altri: lei guardava in basso, gli altri guardavano tutti davanti. Giorgia sembrava come quei bimbi che hanno in mano un videogioco o come quei ragazzi che hanno in mano il telefonino e guardano solo quello. Non so se vi siete mai accorti, ma quando abbiamo in mano i videogiochi o il telefonino il nostro sguardo è rivolto verso il basso: non vediamo né davanti a noi e nemmeno vediamo gli altri… siamo in un altro mondo.
Giorgia, nel mio Presepe, aveva lo sguardo così. Rivolto verso il basso.

Ma io ho pensato che Giorgia forse guardasse verso il basso anche per un altro motivo: avete in mente quando ci sono quei bimbi che guardano verso il basso perché gli altri li hanno esclusi o presi in giro; avete in mente quando ci sono quei ragazzi che sono stati offesi o che sono stati presi pesantemente di mira e sono in un angolo e guardano in basso?
Ecco, Giorgia forse era stata messa da parte dagli altri, forse anche lì nel Presepe qualcun altro aveva pensato di non invitare Giorgia e di escluderla lasciandola sola, magari perché lei ha un carattere diverso, magari perché la pensa un po’ diversamente dagli altri, magari perché Giorgia rispetta sempre le regole e quando i suoi amici rovinano le cose o insultano gli altri lei ha il coraggio di dir loro qualcosa e di far diversamente.
Ma stamattina, guardando il Presepe, Giorgia era diversa. Giorgia stava andando anche lei verso il bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia. Giorgia ma che bello! Cos’è successo nella notte? Come mai hai cambiato direzione e come mai il tuo sguardo ora è rivolto davanti?
Ed ecco che ho sentito una voce: Caro Don, ieri sera l’angelo del Signore mi ha toccato il cuore, mentre pregavo prima di dormire l’angelo del Signore mi ha dato il coraggio di alzare lo sguardo, mi ha detto che oggi è un giorno speciale nel quale occorre guardare verso Gesù e dar valore solo a ciò che conta davvero, accorgersi di chi ci vuol bene e ribellarsi a chi con il suo male vuole tenerci nella tristezza; l’angelo del Signore mi ha detto che chi accoglie Gesù riceve una vita nuova, riceve amore fresco, riceve coraggio nuovo, riceve verità e gioia per rimettersi in gioco e amare di più la vita.
Gesù è l’amico della vita!
Sono proprio contento del mio Presepe, ma soprattutto devo ammettere che Giorgia è la statuina che preferisco!

Dovete sapere che nel mio Presepe c’è anche un signore con una valigetta in pelle: si chiama Achille.
Achille cammina come tutti gli altri, nella giusta direzione, ha pure lo sguardo rivolto in avanti, ma un particolare ha catturato la mia attenzione. Sì perché a me piace guardare le statuine del mio presepe e cogliere ciò che le distingue da tutte le altre. Ebbene Achille è la statuina con il volto più scuro, lui guarda sì avanti, ma in realtà i suoi occhi restano a mezza altezza, non sono rivolti al bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia. I suoi occhi, oltre a sembrare quasi spenti, non hanno in realtà una direzione. Quando mi avvicino al mio Presepe e vedo Achille con lo sguardo così, con quegli occhi lì, inizio a parlargli, a dirgli:
Achille ma dove sei? Achille ma cosa stai pensando? Achille perché non mi ascolti?
Achille, i giorni scorsi, sembrava come quelle persone che hanno la testa da un’altra parte. Non so se vi siete maiaccorti, ma a volte capita di trovarci nel bel mezzo di una festa, di una celebrazione festosa, di una riunione decisiva e solo quando quel momento finisce ci accorgiamo che eravamo lì, ma era come se non ci fossimo. Chiusi nei nostri pensieri, rimuginando situazioni ed errori come se potessimo uscirne chiudendo tutto dentro la nostra testa. Ma è difficile uscire se chiudi invece che aprire.
Achille, nel mio presepe, dava questa sensazione: presente ma senza vivere quell’evento.
Ma io ho pensato che Achille forse avesse anche altri motivi per essere così: avete in mente quando sembra che la luce sia finita, che la speranza sia spenta, che la gioia sia esaurita? Ecco, Achille forse veniva da qualche fattaccio, forse il lavoro stava andando male, forse il suo amore era stato tradito, forse aveva perso una persona cara. Eh sì, quando va così capita che tu sia lì con gli altri, ma la voglia proprio non viene, capita che tu scegli di uscire comunque di casa ma poi ti accorgi che in realtà è come se fossi rimasto a casa.

Ma stamattina, guardando il Presepe, Achille era diverso. Achille ora guardava anche lui il bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia. Achille, ma che bello! Cos’è successo nella notte? Come mai il tuo sguardo ora è attraversato da un fascio di luce?
Ed ecco che ho sentito una voce: Caro Don, questa notte l’angelo del Signore mi ha toccato il cuore, stavo per addormentarmi quando una voce ferma e chiara è risuonata nella mia mente e nel mio cuore: Achille – mi diceva la voce – io sono con Te, questa notte e in tutte le notti della tua vita. E nessuno che ti è caro è lontano da me.
Caro don, l’angelo del Signore mi ha svegliato, mi ha aperto gli occhi, mi ha riacceso la speranza, mi ha detto che oggi è un giorno speciale nel quale occorre guardare verso Gesù per riscoprire il valore di ciò che conta davvero e che continua a esserci donato. L’angelo del Signore mi ha ricordato che le circostanze delle vita e i rapporti personali sono sempre degli appelli, delle chiamate, non possono restare solo vuote fatalità; mi ha ricordato che pure in una crisi di lavoro o di amore non finisce la vita e lo Spirito è capace di trarre cose nuove anche dalla polvere delle nostre morti interiori; mi ha addirittura ricordato che i nostri cari che non ci sono più, sono anch’essi rivolti con il loro sguardo a Gesù e per questo restano in comunione con noi e ci attendono nel Paradiso. Gesù è presente in ogni istante, che sia di vita che sia di morte. E accompagna i suoi amici.

Sono proprio contento del mio Presepe, ma soprattutto devo ammettere che, dopo Giorgia, Achille è la statuina che preferisco!

 

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